venerdì, agosto 19, 2016

Tiger trader


"Ce le hai? Dove stanno, fammele vedere"
"Tiggers" dice il mercante, facendo tintinnare la sua bandoliera di cellulari. "Lulz, tiny tigger. Piccolini."

Deposita sul bancone una malconcia scatola della UPS: il coperchio si muove, scostato da una zampetta di pelo.
"Ah, fantastiche. Meravigliose. Queste sono le tigri della Falesia".
"Sì, sì. Matau-matau. Ben contento, 6 milioni di like."
Inspira profondamente prima di aprire la scatola ed ammirare i tre gattini che si muovono confusi nella penombra del ponte. Mette le mani a riquadro, anticipando le foto che scatterà.
Piove; ah, la luce è magnifica, ripete tra sé, assuefatto.
Consegnato il compenso, resta da solo ad ammirare i micetti nella bruma.

"Come sono belle queste tigri" pensa, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
Belle già, bellissime.
La smania di elencare tutto quello che evocano in lui ha il sopravvento. Posa la macchina fotografica ed attacca a spolliciare impaziente: vomita una sequela di aggettivi sul foglio digitale, valutando accuratamente l'ordine in cui metterli, la frase ad effetto con cui concludere.

Si dispiace della stessa passione che prova: vorrei potermi accontentare di meno, lamenta, sbuffando fuori i complessi di fronte a cui la gioia lo pone. Sono eccessivamente ricercato, eccessivamente solerte nel descrivere il bello: dovrei accontentarmi di meno. Ritornare alla semplicità, sarebbe questa la soluzione? Sono troppo poco confuso. La chiarezza con cui esprimo la parabola della vita è un limite?

Il verbo che cerca per esprimere il concetto seguente è "sublimare", ma non lo trova. Desiste.

Rimane ad osservare le tigri. Come sono belle pensa, si muovono bene, facendo cose belle, giocando in modo bello.


lunedì, maggio 23, 2016

Il ritorno delle mezze stagioni


Una moneta.
Perché non due?
Forse troppo, forse troppo poco. Comprami un chilo di pane, che si fa sera.
Riparte la carovana mentre sorge il sole del mattino: alla fine stringo due monete nella mano, ma sono soldi bucati. Bene: le mie mani non sono da meno.

Una volta ho incontrato un uomo che veniva dal passato. Non ricordo precisamente da che anno, però parlava di Alberto Tomba, delle targhe alterne, del pendolare disattento della guerra nel golfo. Una persona insopportabile coinvolta in un'irresistibile vicenda. Potevo forse mandare a cagare qualcuno che aveva viaggiato nel tempo?

Sembrava uno di quei film di Woody Allen, solo che entrambi eravamo impersonati da lui. Se ci fate caso, tutti si identificano molto bene in Woody Allen, come se il considerarsi sfigati e un po' cervellotici fosse il minimo comun denominatore della nostra fragile psiche. Un modo per restare in equilibrio.

Insomma, questo non vuole sapere niente di tutto il resto se non di Alberto Tomba, così gli cerco qualcosa su internet per blandirlo e poco ci manca che non chieda di rivedere per la settima volta il trailer di Alex l'ariete. A questo punto, il lampo di genio: decido di cercarlo su facebook. I nostri smartphone non lo interessano, tantomeno può attirarlo un' altra guerra nel golfo se paragonata alla morte di Moana, a "Beppe, andiamo a Berlino", alla scomparsa dei tossici, cui successero i drogati, che si avvicendarono ai fattoni, che si scontrarono con i rimastoni, che si opposero ai vandali, che diventarono emo, discendenti tanto dei punk quanto dei truzzi, ossia coloro che riportarono ordine nella forza di non averne.

Stringiamo amicizia, ci scambiamo il numero e posso finalmente metterlo in contatto con sé stesso: dove stai, che combini? Pescara? Famiglia o lavoro? Capisco, capisco. La Svezia? Curioso, chi l'avrebbe mai detto. E le bimbe? Va bene, va bene, alla settima curva prendo la destra. Ma certo che ci vado, dal dentista. Ah, senti già meno male? Ma bene, ma bene, una bella strigliata. Quella casa in provincia, a che pro? Per blandirla, eh certo, l'Alberto, Tomba, il grande. Che gambe, gambe da stambecco. Una lepre, una lince, la neve che cade sottile. A Montreal, in giugno? Perché no. Sì, il Canada come esperienza di vita. Lo apprezzo, ne faccio tesoro, ti faccio sapere.

Lo guardo divorare il mio credito residuo con vivo interesse. A che titolo lo avevo giudicato sventurato, questo incontro? Mi pappo un'altra pizzetta, che la sabbia deve ancora scaldarsi prima che venga l'estate. Se tornerà la pioggia potremmo dire che si tratta soltanto di un altro viaggio nel tempo.

Facciamo una cosa, prima che parta. Prendi questi soldi ormai vecchi, tienili per ricordo del nostro incontro. Se mi perdo, mi perdo con gusto. Lo vedi? Hanno un delfino stampato sul retro. Erano belle e per me lo sono ancora. Ridacchia giulivo. Ma sì, lo prendo per certo il tuo euro: facciamo uno scambio alla pari. Ti dono anche questa che è bella, la bicolore che val 500. Lo vedi, è una buona novella: se ridi la lira si impenna.

martedì, marzo 29, 2016

Due o tremila cose che so di lei


C'è una teoria secondo cui l'universo è così grande per darci ragione di credere che non siamo soli: per ora, pensate soltanto al fatto che si espande.

Una volta scrivevo con la speranza di scrivere qualcosa di grande, perché credevo che soltanto le cose grandi sarebbero rimaste. Oggi cerco di scrivere qualcosa di piccolo, delle cose più infime che conosco, perché è di questo che si preoccupa la gente. Del perché nessuno commenti il tuo link, del come mai la tua fila al casello sia sempre la più lenta, del motovo per cui i tuoi capelli non siano lisci come quelli di tua sorella.

Diciamo che ci preoccupano le cose grandi per non sentirci soli nelle nostre piccole ugge, benché siano le uniche che abbiamo, le sole a farci davvero compagnia.

Questo ci ha fatto il benessere: ha messo a nudo la pochezza dell'essere umano, anche se tutte le disparità e le ingiustizie ci permetteranno di specchiarci ancora a lungo nelle parti più povere di noi e trovare così un senso, un conforto alla nostra  malinconia: sapere di non essere il prossimo del branco a morire.

L'universo continua ad espandersi: incontreremo gli alieni solo quando saremo liberi e avremo liberato il nostro mondo dalle malattie e dalla povertà: li troveremo sofferenti e bisognosi del nostro aiuto, pronti a dare un senso alle nostre anime di angeli vanitosi.

sabato, gennaio 23, 2016

Oroscopone 2016

Quest'anno tocca a Te. Per cortesia.
Con l'espressione compita del prete di campagna che raccomanda la moderazione quando si sfonda, nel segreto della sagrestia, di kinderpinguìpippevodkcatonikvinodamessamangaalcioccolato, l'ingegnere di Voghera mi informa che sarà mio il dispiacere di interpretare le stelle per il fantomatico oroscopone di fineannoinizioannofinegennaio2016.
Adoro le scadenze, mi ricordano il rientro a scuola del pomeriggio, una digestione stentata, il torpore, il fastidio, il ciclo mestruale (??), un qualcosa in tivù di cui non puoi vedere il finale.
Adoro essere costretto a fare i conti con un genere letterario, il bilanciofinalismo, perché le previsioni per il 2016 non possono prescindere dalla considerazione critica dell'anno trascorso...e dall'etimologia della parola OROSCOPONE.

Oroscopone. Oro, come il noto metallo. Oro come bocca in latino. Boccadoro (lat. orooro). Scopone come il noto gioco di carte. Scopo come sinonimo di obiettivo. Scopo come prima persona presente del verbo scopare. Scoposcopo.
Mantra del 2016; segnate: scoposcopoorooro. Da ripetere una decina die o più al bisogno.

Ultimaoccasioneprimavoltaincittà. Bella golosanal cerca Uomo in età dollariana educatocomunitariopulito per divertirci insieme a giocare al monopoli; massaggio coreano con vermidapesca, abbocca vicolo Corto.
Dovelealtresifermanoiocontinuo. Dovelealtrecontinuanoiomifermo.
Ecco il mio completo menù per l'annualità 2016. Visto il parere del mio pappone roumeno:

Per i nati sotto il segno delle puttane: anno carico di sorprese; non si sa mai cosa entrerà da quella porta.

Per i già nati sotto il segno dei figli di puttana: non vi preoccuperete troppo delle conseguenze delle vostre azioni.

Per i non ancora nati figli di puttana: correte il rischio di essere abortiti.

Per i mancini: prendete in considerazione il gaytrimonio.

Per i partner commerciali: sarete traditi dal vostro partner commerciale.

Per i partner sentimentali: sarete traditi dal vostro partner sentimentale.

Per coloro che credono agli oroscopi/hanno messo qualcosa di rosso la sera di capodanno/hanno l'orchite siete ragazzi meravigliosi.

Per gli stomachi deboli carne bianca e infuso di malva alla sera.

Per i non meglio categorizzati, mandare una mail a stephen.hawking@virgilio.it

Buon anno!

lunedì, novembre 30, 2015

Con due mezzi deca

"Dovrebbe esserci una caffettiera, guarda sopra al lavandino"
Gli altri entrarono dietro di loro, caracollando sotto al peso dei bagagli.
"Non c'è fuoco, vado ad attaccare la bombola nuova. I miei dovrebbero averne lasciata una dall'estate scorsa."
Posate le borse termiche, uscì per fumare una sigaretta, ma sull'uscio gli furono consegnati altri pacchi da portare in cucina.
"Lascia perdere: i furgoni sono vuoti."
Finalmente poté innescare l'accendino sotto alla tettoia: la nebbia del mattino impediva di vedere la cima, ma facendo attenzione si poteva sentire la cascata dietro alla casa, attutita dalla sospensione di attesa per l'inizio del giorno.
"Noi cominciamo a mettere in ordine, gli altri dovrebbero essere qui per mezzogiorno. Vuoi iniziare a pelare le patate?"
"Senti, non è che potresti imprestarmi il tuo accendino? A questo punto, credo che il problema sia mio."
L'accendino volò dalla tettoia alle mani di...come aveva detto di chiamarsi?
I coltelli si irrigidirono sotto al gelo dell'acqua montana: sembravano arrivati direttamente dalla fucina di un fabbro glaciale.
Tutti continuavano ad entrare ed uscire dalle stanze, dandogli un senso di vertigine: sembrava che le gite di anni passati e futuri si fondessero, mettendo in contatto persone mai viste, vestiti fuori moda e nuovi modi di dire.
"Di chi è questo cane?" Nessuno rispose e così, per qualche minuto, ci furono soltanto carezze e guaiti. Il collare coperto dai graffi e dal fango, lasciava scoperta solo qualche lettera. Alzò il muso attirato da un suono lontano e rimase fermo in quella posizione, alzando ed abbassando lentamente il largo velluto del torace sdraiato, prima di galoppare verso gli alberi e sparire tra le rocce.
"E' uno dei cani della casa che abbiamo passato, deve chiamarsi Tamburo o qualcosa di simile."

La casa ora quietava, mentre tutti completavano le loro attività. Con il diradarsi della nebbia, arrivò anche il caffè. Soffiando sulla tazza, Marco consultò il telefono e annunciò: "Sara e Alberto sono pariti da poco, arriveranno dopo pranzo."
"Oh no! Chi mangerà tutto il mio hummus adesso?"
Tutti risero fragorosamente, battendo i pugni contro il tavolo e ricordando la vecchia storia dei bigodini. Dalla porta semiaperta, si intuì che nell'altra stanza si parlava di politica e Giada la reputò una buona scusa per andare in camera e finire di mettere a posto le sue cose.
"Ho lasciato il portafogli in macchina, chi mi accompagna?"
Marco alzò lo sguardo: "Se è quello rosso, potrebbe averlo portato dentro Camilla, non abbiamo lasciato niente nelle auto."
La porta del bagno si aprì e si sentì che Giada chiedeva qualcosa: tutti tornarono a concentrarsi sui rispettivi caffè.
"Anche io devo ancora dare la mia quota, ma ho soltanto due da cinque."
Era un momento di grande tranquillità, in preparazione del giorno seguente.

Eppure, sapeva che qualcosa mancava. Qualcuno se ne era andato in quel momento in cui il sipario si apriva ed i nomi ancora non c'erano. Chi era ad essersi perso? Contò due volte le persone, i posti delle macchine. Dopo aver sbirciato fuori dalla finestra senza guardare veramente, uscì dalla porta sul retro. C'era un maglione che ormai esisteva solo nella sua memoria, perché nessuno lo stava indossando.Vide un'impronta nel fango, sul sentiero che portava al paese, ma sarebbe potuta essere di chiunque. Fece un paio di passi e vide che le impronte non continuavano. Anche la sensazione di star perdendo qualcosa, andava svanendosi. Aprì il telefono per appuntare una nota, ma uno stormo d'uccelli catturò la sua attenzione. Avevano un volo spigoloso e turbato, tutti insieme lì nel cielo, e la mente scherzosamente gli suggerì che fossero loro quelli che stava cercando. 

sabato, marzo 21, 2015

Settimo cerchio, parte prima

C'è stato un periodo in cui le città si svegliavano tardi e negli arei si poteva ancora fumare: Gelida non ricorda bene, ma confonde quello a cui il suo interlocutore si riferisce per non interrompere la musicale inflessione straniera delle sue parole.
Tutto procede come previsto: è una donna dal nome singolare ed ombroso, in carriera, il cui fisico perfetto è celato da un tailleur rosa di chanel, replica 1961.
Armand ride, raccogliendo il suo Seven and Seven dal bancone:
- ...tuttavia, non credo che Jacqueline Kennedy facesse pilates.
Lei sorride: è esattamente l'uomo di cui ha bisogno, uno che sappia distinguere un bicchiere per highball da un old fashioned, che pronunci correttamente "collier"; qualcuno che sappia stare al mondo.

Armand salda il conto mentre Gelida si specchia, notando quanto la porta delle toilettes assomigli alla sua. Possibile che si tratti della stessa? Troppi chilometri le separano, eppure...sopraggiunge il suo accompagnatore. In pochi minuti sono nelle rispettive camere, in capo ad una settimana sono di nuovo allo stesso tavolo, poi nello stesso letto; infine, dopo due mesi, nella stessa casa: Gelida ripensa alla porta con un brivido.

Passano due anni nell'est, prima che si decida a fare casualmente riferimento alla casa dei genitori, in Piemonte, dove la porta l'aspetta inquieta. Uno chalet moderno, anni '70, originariamente acquistato per le vacanze invernali e poi eletto a residenza ufficiale dopo il ritiro dalle scene della madre di Gelida. E' Natale, ed Armand non riesce ad anteporre i suoi impegni lavorativi al desiderio della compagna: rimarranno nello chalet da gennaio fino al disgelo.

- E questa, dove conduce?
Chiede Armand, sollevando lo stesso Seven and Seven di quando si sono conosciuti verso lo scuro legno della porta, mentre il clarinetto di Henghel Gualdi sembra di volerli condurre da un'altra parte.
- E' il vero motivo per cui sei qui, Armand: quella è una porta per l'Inferno. Devi aiutarmi a riportare mio fratello Giovanni da questa parte.

giovedì, gennaio 15, 2015

Sul perchè Dio fece l' uomo mortale (e anche la donna)


A Dio, qui c' è sta un problema:
lo serpentello mio che sta de sotto,
der lavorio de mano s' è stancato;

Amor che move il sole e l'altre stelle,
creatore! te chiedo,
famme 'n essere compagno.

fragore di acque
Adà, creatura mia, senti a papà:
l' assolo ben suonato
è mejo de 'n orchestra ar gran completo;

ma visto che te insisti
a dì che voi 'na donna,
te faccio sto regalo sciagurato.

fragore di acque
Adà, me sembri triste, ch' è successo?
Sò mesi che nun te vedo,
sei sempre appresso a quell' Eva che ti feci.

Oh Dio,
pe 'na bottarella
me so' fumato er paradiso.
Ma visto che oramai è mi moje,
famme 'na grazia, a te tutto è concesso:
l' immortalità mia buttala al cesso.